01/10/07

Marzio Strassoldo: "Mi dimetto, mi rimetto, mi dimetto,...."

Come sospettavamo...

«Dimissioni irrevocabili? No. Fosse così, l’avrei precisato». Fa un passo indietro ma si prepara a tentare un passo avanti, Marzio Strassoldo, il presidente della Provincia di Udine che oggi, dopo un accerchiamento durato tre giorni, dirà, in consiglio provinciale: «Mi dimetto». Ma, appunto, non irrevocabilmente. «Perché io – aggiunge – non ci sto a consegnare la Provincia a Riccardo Illy». Strassoldo, dunque, anche se gli unici disposti a trattare (forse) sono gli uomini di Forza Italia, cercherà di ricostruire una maggioranza. Ha 20 giorni di tempo per farlo. «Possono succedere ancora tante cose» dice domenica mattina, la più brutta dei suoi sei anni filati passati a Palazzo Belgrado, tra vari temporali e una tempesta, quella scoppiata dopo la diffusione del patto pre-elettorale con Italo Tavoschi, l’ex vicesindaco di Udine: voti in cambio di un posto di lavoro in Provincia. Gli hanno detto di tutto, da tutte le parti, dal fronte amico e da quello nemico, per 72 ore. Gli hanno chiesto (An e Lega Nord), o suggerito (Fi e Udc), le dimissioni. E alla fine Strassoldo ha ceduto e dettato l’annuncio: «E' necessario un chiarimento di fondo affinché la situazione venga serenamente valutata. Dopo l'avvenuta approvazione degli equilibri di bilancio da parte del Consiglio Provinciale, lunedì, rassegnerò le dimissioni e mi rimetterò al giudizio della coalizione che mi sostiene nella certezza che i miei atti saranno giudicati in modo obiettivo e non strumentale».
Strassoldo, dunque, non si ritira.
(L'Espresso Local, 1 ottobre 2007)

2 commenti:

spadafora live ha detto...

che schifo, si parla di VOTO DI SCAMBIO, ma tutto passa in secondo ordine
che schifo

bepi ha detto...

Che super-schifo!